Finanziamenti ad aziende

E dopo il business plan? Come trovare finanziatori?

Dopo la consegna del business plan l’imprenditore deve trovare i fondi per avviare l’attività. Alcuni imprenditori sanno già dove andare,

Dopo la consegna del business plan l’imprenditore deve trovare i fondi per avviare l’attività. Alcuni imprenditori sanno già dove andare, altri invece iniziano una nuova avventura, attraverso banche, fondi europei, investitori privati. Avventura che può essere anche abbastanza complicata e nella quale il servizio di consulenza di un professionista può riversarsi vincente.

Di seguito i principali canali cui rivolgersi per ottenere il finanziamento necessario:

  • Fondi europei erogati tramite bandi nazionali o regionali.

E’ uno dei metodi più ricercati, perché permette di accedere a finanziamenti a tasso zero, agevolato o addirittura a fondo perduto. Si tratta di verificare se l’imprenditore ha i requisiti per accedere ai bandi che vengono pubblicati da enti nazionali (come Invitalia) oppure dalle regioni. In alcuni casi l’ente pubblico si presenta come fondo di garanzia.

Attenzione: i bandi sono molto restrittivi e ultimamente la maggior parte dei contributi a fondo perduto, mito e chimera di molti imprenditori, è riservato al settore agricolo oppure a determinate fasce sociali

Pro:

Tassi di finanziamenti molto bassi o a fondo perduto

Contro:

Alcuni enti hanno una procedura snella ed agevole. Altri ne hanno una farraginosa, con molta burocrazia;

Tempistica lunga;

Inside da evitare:

Il mercato dei finanziamenti fa gola a molti. Alcuni studi hanno una presenza su internet subdola, con domini che ricordano quelli di enti pubblici ma che in realtà sono studi di consulenza privata che, pur di accaparrarsi un contratto, convincono l’imprenditore a partecipare a bandi cui potrebbe non avere i titoli. Oppure non richiedono costi iniziali ma richiedono una percentuale molto alta sul finanziamento ottenuto A conti fatti si rischia di pagare per un servizio inutile o di ricevere “preziosi consigli” che non sono altro che ovvietà. 

  • Banche

In alternativa è possibile finanziarsi con un tradizionale prestito bancario. Normalmente gli istituti bancari (specialmente in Italia), guardano molto più alle garanzia che al progetto imprenditoriale. Ottenere un finanziamento bancario significa – de facto – impiegare soldi propri. Se non direttamente, a garanzia del prestito.

Pro:

Tempistica relativamente veloce

Contro:

Tassi di interese alti;

Servono garanzie, che possono essere prestate dall’imprenditore stesso o da amici/parenti;

Nonostante una lieve inversione di tendenza, la disponibilità delle banche italiane a prestare denaro ad imprenditori emergenti resta molto bassa;

  • Microcredito

Tramite istituzioni pubbliche e/o private, vengono concessi prestiti da un minimo di  3mila fino ad un massimo di  25mila euro, anche a chi non è bancabile, cioè non ha garanzie o sufficiente storia creditizia alle spalle.

Pro:

Prestito concesso senza garanzie reali e/o di storico creditizio;

Basta un progetto credibile e un business plan, che crei occupazione, strutturi un’azienda o ne sviluppi una già esistente;

Contro:

Limitate disponibilità di credito (massimo 25 mila euro);

L’impresa deve essere costituita da meno di 24 mesi;

Serve un coobbligato per circa 1/3 del prestito;

  • Business Angel

Sono investitori privati che finanziano, in genere per importi non superiori ai 200 mila euro, startup agli esordi.  Essi diventano soci di capitale in imprese che dovrebbero avere rapidissimi tempi di crescita. L’obiettivo è di vendere con profitto le quote ad azienda avviata.

Pro:

Disponibilità al dialogo;

Aiuto in termini di know-how e competenze;

Contro:

Investimenti limitati in genere a 200 mila euro;

Accompagnano solo nella prima fase di sviluppo;

L’azienda deve avere ritmi di crescita molto veloci;

  • Venture Capital

Due le differenze principali rispetto ai business angel: hanno un approccio di tipo finanziario, cioè chiedono passi stabiliti per lo sviluppo in cinque anni (ricavi, margini, eventuale quotazione) ed investono cifre più elevate, anche milioni di euro.

Pro:

Aiutano aziende strutturate a fare il “grande salto”, consentendo loro di quotarsi o di lanciarsi efficacemente in mercati esteri;

Favoriscono sinergie ed economie di scala;

Contro:

L’azienda deve essere già strutturata

  • Crowdfunding

Spesso utilizzato da aziende ad alto impatto tecnologico. Si presentano sia il businessman sia il canvass business model che vengono caricati su appositi portali. I visitatori, se trovano il progetto interessante, finanziano il lancio con piccole somme che verranno restituite in tempi e modi stabiliti. Ogni portale ha le sue regole e condizioni.

Proprio perché – di fatto – costituisce sollecitazione all’investimento, il crowdfunding è regalato da una precisa normativa (l Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179 recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” agli artt. 25-32.)

Pro:

Scomponendo il progetto in varie parti è più facile trovare le somme minime per avviare l’attività;

La fase di marketing inizia subito, con un volano pubblicitario indotto;

Contro:

Ritorno non immediato;

Piccoli importi, da restituire, comunque, in tempi stabiliti oppure da riconoscere come quote di società o utili;

La CONSOB richiede un modello preciso di business plan, più elaborato e quindi più costoso;

Quale che sia l scelta, un buon business plan è sempre il punto di partenza. Ancora dubbi? Scrivici

 

About Giovanni Fasano

Giovanni Fasano si è laureato in finanza d’impresa alla Heriot Watt University di Edimburgo, conseguendo poi il Master of Business Administration nello stesso ateneo col massimo dei voti. Ha maturato un’esperienza ventennale nel campo della finanza d’impresa scrivendo business plan per progetti finanziati dalle più importanti società di venture capital mondiali. È consulente di panificazione strategica di società di capitali italiane ed internazionali e di analisi statistica per gruppi bancari ed assicurativi del Regno Unito. È esperto di valutazioni aziendali e del modello CAPM (Capital asset pricing model) applicato sia a società quotate sia al private equity.

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