Garanzie personali per società di capitali

Le garanzie personali. Come evitarle

Nel corso della normale vita di un’impresa è prassi rivolgersi al sistema bancario per chiedere un finanziamento, sia

Nel corso della normale vita di un’impresa è prassi rivolgersi al sistema bancario per chiedere un finanziamento, sia esso a breve termine come in fido o lo sconto di una fattura, oppure a lungo termine come l’accensione di un mutuo.

In questi casi è facile sentirsi richiedere dalla banca di fornire una garanzia, mediante l’iscrizione di un ipoteca su un immobile oppure mediante una fidejussione personale o dei propri familiari

Ha senso prestare questo tipo di garanzia?

Molte volte la scelta è obbligata. Senza la garanzia la banca non concede il finanziamento. Tuttavia se l’azienda è una società di capitali, anche una Srls, vale la pena di guardarsi attorno.

Le società di capitali infatti vengono costituite proprio per distinguere il patrimonio personale dell’imprenditore da quello dell’azienda. Prestare una garanzia personale diventa quindi un controsenso.

Occorre pertanto impostare una strategia di limitazione dei rischi derivanti dal rilascio di garanzie alle banche; in questo articolo proverò a dare alcuni suggerimenti al riguardo.

Vediamo prima quali sono le principali garanzie richieste a fronte della concessione di finanziamenti

  • Garanzie reali: dal latino res (cosa), sono caratterizzate dalla concessione di una garanzia consistente in un asset ben determinato, tipicamente un bene immobile o c.d. beni mobili fungibili, quali titoli di credito o merci in magazzino. Esse limitano il rischio di aggressione al solo cespite dato in garanzia senza estendersi ad altri asset. Il loro svantaggio principale è dato dall’eventuale iscrizione di ipoteca su beni immobili. Una volta iscritta l’ipoteca difficilmente quello stesso cespite potrà essere utilizzato a garanzia di un altro finanziamento, in quanto l’ulteriore garanzia concedibile è di secondo grado rispetto al primo soggetto garantito;
  • Garanzie personali: tipicamente costituite dalle fideiussioni, sono caratterizzate dalla concessione di una garanzia genericamente riferita al patrimonio personale del soggetto garante, che in tal modo viene posto a garanzia del finanziamento ottenuto. Il pericolo è, se queste sono a prima richiesta, che in caso di inadempimento del soggetto garantito, la banca escuta direttamente il patrimonio del garante senza preventivamente aggredire il patrimonio del garantito, vanificando interamente il presupposto della costituzione di una società di capitali. Non solo: se la garanzia è prestata, ad esempio dalla moglie dell’imprenditore, vanifica anche l’eventuale istituto della separazione dei beni fra i coniugi.

Si comprende bene quindi che il rilascio di garanzie personali da parte dei soci di società di capitali è totalmente incompatibile con il motivo per cui essi stessi hanno costituito una siffatta tipologia societaria.

Quali possono essere dunque i rimedi per ovviare a quella che è una vera propria “distorsione gestionale”?

Sul piano personale è indubbiamente buona prassi da parte dell’imprenditore porre in essere strumenti di protezione del proprio patrimonio individuale o familiare, quali ad esempio il fondo patrimoniale o i vincoli di destinazione ex art. 2645 ter c.c., ma maggiormente rilevante è il fatto di introdurre nella gestione aziendale elementi che consentano di migliorare la valutazione del merito creditizio operata dalle banche, al fine di ridurre la richiesta di garanzie da parte di queste ultime.

Il primo passo da compiere è quello di rinforzare il capitale sociale delle aziende richiedenti il finanziamento; ciò ha un forte impatto sulla banca, in quanto dimostra la volontà dell’imprenditore di credere fortemente nel proprio progetto di business, al punto da investirci stabilmente e irrevocabilmente una consistente quantità di denaro.

Un’altra soluzione è rappresentata dagli accantonamenti a riserva che tuttavia non sono stabilmente vincolati al destino dell’azienda, in quanto possono essere restituiti agli eroganti con una semplice deliberazione dell’assemblea ordinaria; essi pertanto, pur aumentando il patrimonio netto della società, sono meno “garantisti” agli occhi della banca finanziatrice.

Oltre all’aumento della capitalizzazione, l’imprenditore deve porre in essere accurate politiche di controllo della gestione economica e finanziaria, al fine di tenere sotto stretto monitoraggio sia la redditività della propria impresa sia i flussi finanziari generati o assorbiti dall’attività aziendale; ciò contribuisce al miglioramento dello scoring complessivo di bilancio, che costituisce com’è noto uno dei pilastri della valutazione del merito creditizio operata dalle banche. In questo possiamo aiutarvi noi

Se anche questi accorgimenti non dovessero essere sufficienti per ottenere il finanziamento,  può essere perseguibile una strategia di sub-best, consistente nel ricorso alle prestazioni dei consorzi di garanzia fidi (enti solitamente di natura consortile o cooperativa, che a fronte del pagamento di specifiche commissioni da parte dell’imprenditore garantiscono quest’ultimo nei confronti delle banche fino a concorrenza di una data percentuale del finanziamento) oppure all’assistenza del fondo di garanzia per le PMI di cui alla Legge 662/1996, gestito dal Mediocredito Centrale, che prevede forme di garanzia diretta o di controgaranzia che arrivano fino all’85% del finanziamento concesso.

In linea di principio, quando si chiede un finanziamento ad una banca e questa chiede garanzie reali o personali, è meglio sentire altre banche e non limitarsi ad una sola proposta. Le garanzie devono essere l’estrema ratio, non la prassi.

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About Giovanni Fasano

Giovanni Fasano si è laureato in finanza d’impresa alla Heriot Watt University di Edimburgo, conseguendo poi il Master of Business Administration nello stesso ateneo col massimo dei voti. Ha maturato un’esperienza ventennale nel campo della finanza d’impresa scrivendo business plan per progetti finanziati dalle più importanti società di venture capital mondiali. È consulente di panificazione strategica di società di capitali italiane ed internazionali e di analisi statistica per gruppi bancari ed assicurativi del Regno Unito. È esperto di valutazioni aziendali e del modello CAPM (Capital asset pricing model) applicato sia a società quotate sia al private equity.